Un comunitarismo universalistico? (Alberto Anelli)

 

Un «comunitarismo universalistico», ovvero sottoporre ad un principio universalistico le appartenenze comunitarie particolari, ritrovando così ad un livello più elevato e universale la stessa esperienza di appartenenza comunitaria, come appartenenza ad una comunità più grande, l’umanità. Questa è l’idea centrale di un libro di Teresa Bartolomei, manifesto di una proposta che si potrebbe a buona ragione considerare come una vera e propria «teoria critica di ispirazione teologica» (Radix, Matrix. Community belonging and the ecclesial form of universalistic communitarism, Lisboa 2018).

 

Il primo obiettivo di Radix, Matrix (impedire la dissoluzione delle particolarità assiologiche) porta ad un confronto diretto con la teoria critica di seconda generazione: quindi, in modo particolare la pragmatica universale di Jürgen Habermas, ma anche la pragmatica trascendentale di Karl Otto Apel che costituisce un referente privilegiato per lo stesso Habermas.

Mentre di Apel – di cui è stata allieva e dalla cui scuola proviene – Teresa Bartolomei riprende e valorizza il ruolo dell’autocontraddizione performativa, proveniente in origine dalla semiotica e dalla filosofia del linguaggio, a Habermas Radix, Matrix contesta di operare una radicale separazione tra valori delle appartenenze particolari e principi universali o universalizzabili.

 

Il secondo obiettivo di Radix, Matrix (universalizzabilità del principio, sua pretesa universale) controbilancia il primo e si muove nella direzione di una relativizzazione delle identità particolari, con la preoccupazione appunto di evitare la loro assolutizzazione, la quale impedirebbe il riconoscimento di un principio universale. Questo secondo obiettivo porta Radix, Matrix ad un confronto diretto con la teoria dei sistemi sociali di Niklas Luhmann.

 

L’elemento di maggiore originalità della tesi di Radix, Matrix, consiste nel determinare il principio di universalizzazione non deducendolo da un modello astratto, puramente razionale, ma a partire invece dalle dinamiche storiche e reali delle appartenenze comunitarie storicamente date.

 

Radix, Matrix s’ispira ad un modello storico particolare di appartenenza comunitaria: quello dell’ecclesialità cristiana; a partire dalla forma storica del protocristianesimo, argomenta a favore di un modello di «ecclesiologia filosofica» in grado di porsi come nuova teoria critica: la funzione di ogni appartenenza comunitaria è da ricondurre al «principio di inclusività». Tale principio si articola appunto in due requisiti da tenere insieme: l’uguaglianza e libertà dei membri, l’apertura di principio ad ogni essere umano.

 

Questa ispirazione teologica di Radix, Matrix colloca la sua proposta, inevitabilmente, anche nell’ambito del dibattito teologico sulla società e la politica, nell’ambito cioè di quella che tradizionalmente si definirebbe come la «teologia politica», ma che sarebbe forse oggi più opportuno definire come l’ambito delle «teorie critiche di ispirazione cristiana».

Il dibattito tra queste teorie di ispirazione teologica appare oggi dominato da due progetti teorici, peraltro tra loro antitetici, l’uno appartenente al mondo anglofono, l’altro al mondo francofono.

 

Il primo grande progetto teorico che si distingue nel panorama attuale della teologia è il programma che fa capo a John Milbank e al gruppo di teologi a lui vicini – C. Cunningham, C. Pickstock, G. Ward – all’interno del Centre of Philosophy and Theology dell’università di Nottingham. La teoria sociale, connessa al programma della Radical Orthodoxy, si pone come bersaglio critico il liberalismo economico-politico, il neoliberismo, il capitalismo avanzato dell’odierna stagione della tecnica. Il secondo grande progetto che intende rivisitare la tradizionale questione della teologia politica è senza dubbio quello nato nel contesto della proposta di teologia fondamentale e sistematica di Christoph Theobald, del Centre Sèvres di Parigi, alla cui base sta una teoria soteriologica e cristologica centrata sulla testimonianza biblica: la «santità ospitale» di Gesù.

 

Rispetto alla contro-etica (Milbank) e alla grammatica generativa (Theobald), Radix, Matrix opera un vero e proprio “déplacement”, spostando il livello del discorso da un piano etico ad una dimensione politico-giuridica, più concreta, fortemente attenta ai processi geopolitici attuali di implosione sovranista, e alle questioni del diritto (non solo internazionale).

 

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