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Pandemia e giustizia intergenerazionale

Il 4 dicembre si è tenuto un webinar su pandemia e giustizia intergenerazionale. Nel pieno della seconda ondata della pandemia da Covid-19 nuove questioni emergono con sempre maggiore urgenza. Fra queste, il rapporto tra le diverse generazioni pone numerosi problemi. Si pensi alla questione del triage e della distribuzione delle risorse sanitarie, con appelli a non sacrificare il diritto alla salute dei pazienti più anziani in favore di soggetti più giovani e con maggiori aspettative di vita;  ma anche alla questione di come compensare le giovani generazioni per i sacrifici loro imposti pur in presenza di una minore esposizione al rischio epidemico: in termini di compressione dei loro spazi di vita, di limitazione imposte alla didattica scolastica e universitaria, di perdita di opportunità lavorative, di debito pubblico contratto per limitare le conseguenze economiche delle restrizioni sanitarie. La questione di una giustizia tra le generazioni, intravista da numerosi studiosi già prima della pandemia, diviene così oggi uno dei temi fondamentali per il nostro presente e per il futuro che ci attende.

  • Introduzione di Stefano Biancu e Fabio Macioce, Università LUMSA.
  • Che cos’è la giustizia intergenerazionale? Linee orientative sul tema
    di Ferdinando Menga, Università degli Studi della Campania
  • La questione etica
    di Laura Palazzani, Università LUMSA
  • La questione economica
    di Matteo Rizzolli, Università LUMSA
  • Le conseguenze psicologiche
    di Caterina Fiorilli, Università LUMSA
  • Scuola: l’istituzione a distanza
    di Vincenzo Schirripa, Università LUMSA
  • Dibattito con i dottorandi e conclusioni a di cura di Stefano Biancu e Fabio Macioce, Università LUMSA.

 

Il programma.

La locandina.

Il video.

Pandemia – una sfida intellettuale

 

Perlomeno alle nostre latitudini, la pandemia da Covid-19 ha rappresentato una novità assoluta e radicale. Neppure i più anziani tra noi, che pure hanno conosciuto immense tragedie come la guerra, avevano mai vissuto qualcosa di simile. In poco tempo tutto è cambiato sotto la minaccia di un nemico terribile e invisibile: stili di vita, sistemi educativi, mercato del lavoro, politiche pubbliche, relazioni internazionali. Niente sembra essere più come prima: una nuova normalità, attraversata ancora da molte incertezze, si è imposta a livello globale. Non c’è angolo del mondo che non sia stato toccato. In questo senso, la pandemia ha rappresentato un banco di prova per gli intellettuali, i quali hanno tentato interpretazioni di un fenomeno radicalmente nuovo a partire dalle categorie a loro disposizione. Categorie che tuttavia non sempre si sono rivelate adeguate. La tavola rotonda – nata dalla collaborazione tra il Rome Global Gateway della Notre Dame University e il dottorato internazionale in “Contemporary Humanism” dell’Università Lumsa – intende tirare un primo bilancio di quei tentativi intellettuali. Nella consapevolezza che la pandemia rappresenta, a tutti gli effetti, una sfida anche per il pensiero.

L’iniziativa chiude il seminario annuale del dottorato: due giorni nel corso dei quali i dottorandi presentano e discutono con il collegio docenti e con esperti esterni lo stato di avanzamento e i risultati delle loro ricerche.

 

Quando: Venerdì 11 settembre 2020, ore 15-17

Dove: online e in presenza – Notre Dame University Rome Global Gateway

 

NE DISCUTONO:

Vittorio G. Hosle – University of Notre Dame

Ferdinando Menga – Università degli Studi della Campania Luigi Vanvitelli

Francesco Valerio Tommasi – La Sapienza Università di Roma

MODERA:

Stefano Biancu – LUMSA Università di Roma – Doctoral Program in Contemporary Humanism

 

PARTECIPAZIONE GRATUITA CON REGISTRAZIONE OBBLIGATORIA

Le potenze dell’anima (Sebastian Schwibach)

 

Lo scorso febbraio, poco prima che scoppiasse la pandemia, usciva per l’editore Marsilio di Venezia la nuova edizione di Le potenze dell’anima. Vie alla riforma interiore. Dal disincanto al risveglio, saggio di Elémire Zolla pubblicato per la prima volta nel 1968.

 

La nuova edizione, curata dalla moglie e orientalista Grazia Marchianò nell’ambito dell’Opera omnia, consente al lettore di attingere ad un testo che, pur da molti anni fuori commercio, mantiene intatto il suo interesse per la contemporanea riflessione filosofico-religiosa. A prima vista non si direbbe certo un saggio di attualità, ma scorrendo le pagine ci si accorge che i problemi trattati dall’autore sono, proprio per il fatto di essere inattuali, di estremo interesse per il presente.

 

La prima parte si concentra sulla struttura della soggettività, analizzata da Zolla nelle sue parti costituenti, ovvero il corpo, la ragione, l’anima e lo spirito. Se l’essere umano medio si trova imprigionato tra le maglie della triangolazione corpo-ragione-anima, ovvero materialismo-razionalismo-sentimentalismo, è possibile individuare nello spirito o intelletto la possibilità di una liberazione dalle catene e di un’apertura ad una dimensione dell’umano extrasoggettiva ovvero impersonale. La seconda parte analizza tale possibilità passando in rassegna i modi in cui l’essere umano è stato suddiviso nelle varie culture. L’autore individua cioè le diverse modalità in cui nel corso della storia si è declinato il tentativo di riforma interiore, che trova il suo culmine nella vita intellettuale, ovvero in quella esperienza di trascendimento delle opposizioni binarie e di raggiungimento dell’Unità.

 

Chi era dunque Zolla e perché l’edizione dell’Opera omnia risulta di estremo interesse tanto nell’ambito accademico quanto per il lettore appassionato di filosofia e storia delle religioni?

 

Elémire Zolla (Torino 1926-Montepulciano 2002) è stato un intellettuale di spicco del secondo Novecento italiano. Oltre all’opera saggistica e all’impegno in iniziative culturali quali le attività presso l’Istituto Accademico di Roma o l’Istituto Ticinese di Alti Studi, si è dedicato a portare la cultura fuori dallo stretto circolo del mondo accademico attraverso la collaborazione con riviste e giornali quali ad esempio il “Corriere della Sera” o “Il Sole 24 ore”. L’interesse per la filosofia critica proposta dalla Scuola di Francoforte e l’esigenza di trovare una via di fuga dalla crisi della moderna società industriale lo hanno portato ad avventurarsi nello studio della mistica, con un movimento che da Occidente ha sempre più portato verso Oriente.

 

Ebbene, proprio l’intreccio tra critica della modernità e tentativo di trovare una via di uscita da tale impasse è uno dei punti di forza del pensiero zolliano, che al rigore metodologico affianca una inesausta passione per la verità. Mentre fioriscono gli studi contro il mondo della tecnica o a suo favore, mentre l’ambientalismo viene di volta in volta osteggiato o applaudito dalla società, mentre si cerca di individuare dispositivi economici atti a mitigare la dilagante crisi sociale, ambientale, finanziaria, Zolla dal recente passato indica una strada diversa, una via in interiore homine, una possibilità di riforma dell’interiorità prima ancora che della società. Solo a patto di non essere più automi e di seguire il motto delfico “conosci te stesso” fin nelle più desolate contrade della propria anima, solo a condizione di scendere nell’Ade della nostra interiorità per emergerne ricchi di esperienza e conoscenza, sarà possibile individuare i nodi che impediscono di vivere una vita degna di essere vissuta, una vita libera tanto dalle coazioni sociali quanto da quelle personali.

 

Questa è la strada che nella sua opera di poligrafo Zolla ci indica, una strada che continua ad arrivarci come un sussurro nel caos metropolitano.

 

Per ulteriori approfondimenti su Zolla clicca qui.

 

Sebastian Schwibach è dottorando in “Contemporary Humanism” (curriculum “Philosophy and Religion”).

 

 

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